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Kufia | Visual blog for Palestine

A collection of images, artworks and words is opens to every contribute from world wide, collectives and individuals, as supporting tool to "Kufia project - 100 disegnatori per la Palestina" (100 illustrators for Palestine). The goal of these pages is the comparison, the harvest of ideas, projects that are supporting the palestinian struggle for self-determination.

You can add this project publishing your own artworks or words, spreading around the url, telling it to your friends.


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A visual blog for Palestine.
Questa raccolta di immagini e parole, aperta ai contributi di tutti gli utenti, gruppi e sensibilità diffuse, è un supporto al progetto Kufia, 100 disegnatori per la Palestina.
Lo scopo di queste pagine è il confronto, la raccolta di idee, spunti, progetti che sostengano la lotta di autodeterminazione del popolo palestinese.

Potete partecipare al progetto pubblicando le vostre immagini e parole, diffondendo questo url, parlandone con amici e invitandoli a partecipare e sostenere.

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{English here}

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Publish Archive The project Contacts Credits

 Title: Sami Salim Mohammed Hammed e la lunga scia di sangue innocente

Sami Salim Mohammed Hammed e la lunga scia di sangue innocente

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Name: guerrilla radio
Txt: Sami Salim Mohammed Hammed 16 anni,
si è fatto saltare in aria in un fast food di Tel Aviv,
uccidendo oltre a se stesso altre 8 persone, decine i feriti.
Tutto il mondo ha espresso il suo orrore denunciando il terrorismo palestinese.
Anche il papa che evidentemente distratto dal lusso che lo circonda in Vaticano
non si rende ben conto di cosa quotidianamente accade ai cristiani palestinesi in Terra Santa.

Il governo Israeliano ha reagito con fermezza promettendo prossime azioni militari
per annientare i gruppi armati palestinesi.


Come diceva Tiziano Terzani,
non si distruggono i terroristi,
ma le cause che generano il terrorismo.

E a chi mi domanda quale siano mai le ragioni
che spingono un ragazzo di 16 anni ad ambire al "martirio"
del suicidio-omicidio in terra straniera,
io rispondo con la struggente disperazione che porta alla follia pura
nella lettura
di questi nomi,
bambini palestinesi uccisi in aprile e dall'inizio dell'anno dal terrorismo
dell'esercito israeliano,
terrorismo silenziosamente accettato da tutto il mondo civilizzato (papa compreso):

April 2006 03
April 2006

Mohammed Farid Hassan Zayed, 15
of Qalandya refugee camp, Ramallah District
Killed by an Israeli patrol with five live bullets to the lower part of his body.

07
April 2006

Bilal Eyad Mohammed Abu al-'Einein, 5
of Rafah, southern Gaza Strip
Killed by an Israeli rocket along with his father who was the target of the attack.


09
April 2006

Sameh Nizar ‘Aadel al-Shaf’ei, 17
of Nablus
Died from wounds inflicted by Israeli forces during and incursion on April 6th.


10
April 2006

Hadeel Mohammed Rebee’ Ghaben, 8
of Beit Lahiya, Gaza Strip
Killed by an Israeli shell while in her home.

11
April 2006

Ameer Maher Mohammed Shawahna, 15
of Silat Al-Harthiya, Jenin District
Died at the Biblical Hospital in Nablus from head wounds caused by Israeli gunfire on 8 April.

tempo di requiem.

guerrilla radio

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23
January 2006


Munadel Mohammad Saleh Abu Elai’a, 13,
of El-Mughayer village, Ramallah District
Shot by Israeli forces in the back.

26 January 2006

Aya Mohammad Suliman Al-Astal, 9,
of Khan Younis, Gaza Strip
Shot several times by Israeli forces near the Kissufim Crossing in the central Gaza Strip.



February 2006 15
February 2006

Mujahid al-Samadi, 15
of Qabatia, Jenin District
Mentally challenged and carrying a toy gun, he was shot through the chest during clashes with Israeli troops.

19
February 2006

Ibrahim Ahmed Mohammed al-Shiekh 'Eissa, 17
of Balata Refugee Camp, Nablus District
Shot by a live bullet to the neck during a 5 day Israeli incursion in the camp.

Mohammed Ahmed Mohammed al-Natour, 17
of Balata Refugee Camp, Nablus District
Shot by a live bullet to the neck during a 5 day Israeli incursion in the camp.

March 2006 3
March 2006

'Aamer Hassan Hassan Basiouni, 15
of 'Ein Beit al-Maa' refugee camp west of Nablus
Shot in the face while on the roof of his home by Israeli forces during an incursion.

6
March 2006

Ahmed al-Swaifi, 14
of al-Tuffah neighbourhood, northeast Gaza City, Gaza Strip
Innocent bystander killed by an Israeli missile blast during an targeted assasination.

Mahmoud Ahmed al-Batash, 17
of al-Tuffah neighbourhood, northeast Gaza City, Gaza Strip
Innocent bystander killed with his brother by an Israeli missile blast during an targeted assasination.

Ra'ed Ahmed al-Batash, 11
of al-Tuffah neighbourhood, northeast Gaza City, Gaza Strip
Innocent bystander killed with his brother by an Israeli missile blast during an targeted assasination.

17
March 2006

Akaber 'Abdul Rahman 'Ezzat Zayed, 8
of al-Yamoun village, Jenin District
Killed by a live bullet to the head during an Israeli incursion

25
March 2006

Hammad Hamdan Musleh, 16,
of Nusseirat refugee camp, Gaza Strip
Killed by Israeli fire near the border of the Gaza Strip and Israel.

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 Title: ONE MAN,ONE VOTE: come si vincono le elezioni in Israele

ONE MAN,ONE VOTE:  come si vincono le elezioni in Israele

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Name: guerrilla radio
Txt: La campagna elettorale israeliana marcia spedita
come i cingoli dei suoi carri armati sopra la Palestina occupata.

I votanti ebrei chiamati a decidere per il nuovo parlamento il prossimo 28 marzo
infileranno nell'urna una scheda ulteriormente bacata di sangue, dopo ieri.

Invocare la sicurezza, a cosa potrà mai servire,
se continuamente l'autorità palestinese viene delegittimata
da continue violazioni alla sua autorità.

La distruzione del carcere di Gerico,
è l'ennesimo attacco terroristico israeliano
che rivela ulteriormente
chi impedisce il raggiungimento di un accordo di pace,
sempre più distante.

Le immagini televisive che mostrano palestinesi costretti a denudarsi,
poi ammanettati e bendati presi in consegna dall'esercito di Tel Aviv
sono una ennesima umiliazione per tutti quegli arabi
collegati in mondovisione.

Oltre a questa onta subita,
due le guardie carcerarie uccise,
quale colpa hanno avuto,
se non cercare di portare a casa qualche soldo con un lavoro sicuro,
in una economia messa in ginocchio dall'occupazione israeliana.
Chi lo spiega ai loro padri? e ai loro figli?

Come si può pensare ad un tregua,
mentre le truppe di Tel Aviv quasi quotidianamente subentrano alle città palestinesi
provocando distruzione e morte???

Diversi politologhi affermavano come queste elezioni israeliane
sarebbero state condizionate da un attacco kamikaze palestinese,
rendendosi conto che ciò non avveniva,
Ehud Olmert ha deciso allora di dispiegare ulteriormente i suoi blindati in Palestina
e andare ad affiggere i suoi cartelli elettorali sulla schiena degli innocenti morti.

Infine,
complimenti al governo Blair
che ha pienamente collaborato con l'esercito israeliano
(ovviamente oltre agli usa)
stendendo il tappeto rosso all'avanzato dei carri armati di Tel Aviv.
.
guerrilla radio
.
la nostra solidarietà al Fronte Popolare di Liberazione della Palestina.

il sito:
http://www.pflp.net/

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 Title: «Io, pacifista, torturato da Israele»

«Io, pacifista, torturato da Israele»

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Name: guerrilla radio
Txt: 7 GIORNI PRIGIONIERO

Fermato all'aeroporto di Tel Aviv, Sono rimasto otto giorni in cella. Ammanettato, preso a calci nei testicoli e insultato.
Questo il mio racconto.
VITTORIO ARRIGONI


Sono ancora intorpidito, tornato da qualche ora in Italia, stamane (ieri per chi legge ndr) risvegliandomi a casa, fra la mia famiglia, ho tratto un sospiro di sollievo. Ma permane lo sconforto per non trovarmi laddove avrei dovuto essere. Avevo tutte le buone intenzioni e la ragioni, e il diritto di oltrepassare il confine israeliano, invitato ad una conferenza internazionale sulla non violenza. Avevo raccolto dei soldi per un orfanotrofio di Tulkarem, cui rimango affezionato, e alcune famiglie con cui ho condiviso in passato lutti, disgrazie e speranze, mi aspettano ormai da due anni. Sono stati giorni difficili, di tremendi sacrifici, specie dopo che sono stato messo in una cella in isolamento con una telecamera fissata sulla mia branda, 24 ore al giorno, sottoposto a privazioni fisiche e intimidazioni psicologiche.

Mattatoio all'aeroporto

Il mattatoio mercoledì 21. Nonostante avessimo più volte comunicato al capo del centro di detenzione in cui siamo stati rinchiusi, la nostra ferma intenzione di non lasciare Israele prima di apparire dinanzi alla corte, e che un avvocato stava lavorando per far sì che ciò avvenisse in tempi brevi (cosa che poi puntualmente è accaduta) il pomeriggio di mercoledì poliziotti con fare molto aggressivo si sono presentanti nella cella per portare via Michael, rispedirlo in Inghilterra. Michael allora si è accucciato nel centro della stanza, rifiutandosi di collaborare, richiedendo più volte - e io con lui - di contattare il nostro avvocato. A questo punto i poliziotti ci hanno urlato che erano autorizzati a portarlo via con la violenza. Io so che Michael, sulla cinquantina, ha problemi alle ossa delle gambe, per cui ero molto preoccupato non si facesse male. Nel momento in cui i poliziotti provavano ad afferrarlo, mi sono interposto fra lui e loro, richiedendo a gran voce il mio diritto di contattare il consolato italiano. La risposta di un poliziotto è stato una ginocchiata ai testicoli. Hanno cercato allora, ammanettandomi un polso, di trascinarvi via dalla stanza ed io con tutte le mie forze, in maniera non violenta, ho cercato di impedirglielo, aggrappandomi agli angoli del muro, ai piedi del letto.

Hanno cominciato a colpirmi duramente, con calci e pugni, soprattutto sulla schiena. Una volta riusciti a trascinarmi nel corridoio, la violenza da parte dei poliziotti è aumentata (Michael mi dirà in seguito che erano sette a «occuparsi» di me) Nonostante il mio fisico atletico sono cardiopatico, (seguo una terapia che prevede l'assunzione di 2 pillole al giorno).



Punti di sutura strappati coi denti

Schiacciato a terra e malmenato da diversi poliziotti, ho iniziato ad avere problemi di respirazione, gridavo di lasciarmi, ma loro non demordevano. Quando infine ho avvertito una fitta al cuore, la mia preoccupazione si è fatta panico. Sono riuscito ad allungarmi e ad afferrare un vetro dal pavimento, una cornice di un quadro che nel frattempo cadendo era andata in frantumi. Essendo una persona non violenta, piuttosto che muovere violenza verso qualcuno sono disposto a infliggermela a me stesso. Allora ho iniziato a tagliarmi, prima il viso, poi un braccio, infine la mano, pensando che la vista del sangue placasse la ferocia dei mie aguzzini. E così infatti, dopo alcuni minuti, i poliziotti hanno mollato la presa, mi hanno permesso di prendere la mia medicina per il cuore e un'ambulanza mi ha condotto in ospedale, dove accertamenti concluderanno poi che la fitta non è il cuore ma uno strappo al muscolo pettorale dovuto ai maltrattamenti subiti.

Mi hanno ricucito anche alcuni tagli sulla mano, ma in maniera rozza, senza disinfettare le ferite, tanto che il giorno dopo si sarebbero infettati. Ma quando ho mostrato la mano ai poliziotti dall'oblò della mia cella, questi mi hanno risposto che loro non erano dottori, che mi arrangiassi. Coi denti sono stato costretto allora a rimuovere da solo i punti di sutura. Per tutto il tempo prima, durante, e dopo l'«incidente» ho continuamente richiesto di esercitare il mio diritto a contattare il mio avvocato e il consolato italiano, inutilmente. «Adesso non è possibile», la risposta ai miei continui appelli.

Di ritorno dall'ospedale, a cui sono stato condotto incatenato braccia e gambe a una barella manco fossi un pericoloso criminale, un poliziotto mi ha detto che potevo telefonare al mio console, sì ma una volta arrivato in Italia! I medicinali per curare la mia cardiopatia mi sono stati requisiti dalla polizia e mai più restituiti. Per due giorni ho subito privazioni di cibo, e nella mia cella è stato spento il riscaldamento. Non ho potuto né lavarmi né cambiarmi i vestiti incrostati di sangue. Sino a quando il console italiano, avvertito dal mio avvocato a suo volta avvisato da uno dei miei compagni reclusi che hanno assistito alla scena, non è arrivato al centro di detenzione a ristabilire i miei diritti. Sono grato per tutto l'operato del console Andrea de Felip a mio favore, nel difendere i diritti di un cittadino italiano non incriminato per nulla.



Una sentenza già scritta

Durante un interrogatorio nel quale insistentemente mi si chiedeva, il perché avessi preso le difese di una persona che non è un mio amico, che conosco solo da pochi giorni, la mia risposta è stata più volte per «umanità», per «senso di umanità». Insistevano a non capire. Sono seguiti giorni difficili di isolamento sino a martedì 27, quandoci siamo presentati dinanzi alla corte israeliana. Ma la sentenza era già scritta, storia vecchia. Ho avuto sentore di tutto questo il giorno prima, quando nella mia cella, ho ricevuto la visita, sgradita visita, di un uomo in borghese che con fare arrogante ha iniziato a tempestarmi di domande. Alla mia richiesta di identificazione, l'uomo dopo qualche tentennamento si è definito un membro dei servizi (intelligence). E ha concluso il suo interrogatorio chiedendomi se realmente mi illudevo che l'indomani il giudice avrebbe potuto emettere una sentenza a nostro favore.

Le motivazioni con cui il giudice ci ha rifiutato un visto per entrare in Israele, rasentano il ridicolo. Dalla sentenza del giudice infatti si desume che dall'Italia siano giunte informazioni a riguardo di un mio coinvolgimento attivo in una rete internazionale radicale vicino agli anarchici. Premesso che abbracciare un'ideologia anarchica, non mi risulta essere di per sé un crimine, non ho mai avuto a che fare nella mia vita con movimenti anarchici.

Vivo un vita tranquilla, sono una persona piuttosto solitaria che trascorre le ore libere dal lavoro con gli amici, o accompagnandomi a un buon libro. Non svolgo alcuna attività politica qui in Italia, se si esclude la gestione di un blog in cui cerco di riflettere sui temi della cronaca quotidiana. (http://guerrillaradio.iobloggo.com/) Una volta all'anno parto per partecipare a progetti umanitari fuori dall'Italia in cui presto il mio lavoro volontario. Sono stato in Europa dell'Est e in Africa, a costruire orfanotrofi, ostelli per senza tetto, ristrutturare ambulatori, centri comunitari. In Palestina aderisco ai progetti dell'International Solidarity Movement (Ism), perché li ritengo al momento i migliori per lo stato di urgenza dovuta all'occupazione israeliana, ma mi sento libero anche in futuro di partecipare ad altri progetti con altre organizzazioni.



Osservatore per i diritti umani

Tutto ciò mi fa pensare alla vera utilità svolta dai servizi di intelligence nei vari paesi, a quella mano oscura di così arguti da non riuscire a sventare clamorosi attentati, tutti intenti a redigere dossier palesemente inventati per donare una parvenza di giustificazione che dia il via a questa o quella guerra. Gli stessi servizi, che dall'Italia hanno passato informazioni totalmente false a Israele riguardo alla mia persona. Il giudice ha anche sentenziato che in passato io e i miei compagni avremmo partecipato a manifestazioni violente nella West Bank. Anche questo è falso, alle uniche manifestazioni in Palestina contro il muro dell'apartheid a cui ho assistito, la mia presenza era in loco solo come osservatore di diritti umani, e in questi casi ho dovuto denunciare che le violenze giungevano dai soldati israeliani armati, piuttosto che da civili palestinesi disarmati.

Nonostante l'esito negativo della sentenza emessa dalla corte, continueremo a percorrere ogni via legale e lecita per cercare di spezzare questa catena di apartheid, questa continua illecita e illegale discriminazione promossa da Israele verso attivisti pacifisti e operatori umanitari. Israele deve capire che la presenza di internazionali in Palestina, che lavorano per la pace, non è una minaccia, ma appunto un incentivo al processo di pace fra palestinesi e israeliani. Che da una conferenza internazionale sulla non violenza Israele ha tutto da guadagnare, allorché la resistenza palestinese decidesse di adottare strategie ghandiane. Non è isolando la Palestina che Israele costruisce la sua sicurezza. Israele deve capire che la presenza di cittadini italiani, inglesi, spagnoli o americani in Palestina funge da deterrente alle continue violazioni dei diritti umani da parte dell'esercito israeliano, e da ciò ne trae beneficio Israele stesso, perché violenza genera sempre violenza, e una Palestina libera dall'occupazione militare sarebbe la migliore garanzia di sicurezza per i cittadini isrealiani.

Mentre alcuni media, rappresentano una visione del conflitto in cui Sharon e il suo governo avrebbero bruscamente virato per una politica di pace, noi che in Palestina ci mettiamo costantemente piede, sappiamo che il muro dell'apartheid continua a essere costruito, che la terra palestinese viene continuamente confiscata, che alle colonie evacuate da Gaza è corrisposta una maggiore espansione coloniale nella West Bank, che l'occupazione militare è causa di miseria e morte a tutte le ore nella vita di ogni palestinese. La criminalizzazione della pace deve essere impedita. Per questo non abdichiamo, continueremo a cercare di varcare i confini israeliani con il nostro messaggio pacifista, e in questi giorni altri volontari si stanno muovendo, pronti a partire, ben consci che i giorni di prigionia a cui siamo esposti non sono nulla in confronto alle atroci sofferenze che i detenuti palestinesi subiscono nelle carceri israeliane illegali sparse su territorio palestinese.

L'immobilità del governo italiano

Dopo questi giorni per me così provanti, raccolgo ciò che di positivo se ne è tratto. Perché se sia qui in Italia, che in Australia, che in Inghilterra, questo problema è stato risollevato, se qualche coscienza è stata risvegliata, se l'ingiusta giustizia israeliana si è trovata imbarazzata nel dichiarare colpevoli dei pacifisti innocenti, il nostro «sacrificio» non è stato per niente vano. Soprattutto, se uomini politici, senatori e parlamentari attualmente all'opposizione, si sono interessati al mio caso, ciò è di buon auspicio per possibile nuove azioni qualora ci sia un passaggio di potere al governo. Perché ciò che mi ha più sconsolato, più delle umiliazioni e delle intimidazioni nel mio periodo di detenzione, è stata proprio l'immobilità dell'attuale governo nei confronti di un suo cittadino ingiustamente incarcerato. Dovessi trovarmi in futuro in una situazione simile, voglio sperare di poter essere assistito da un governo meno interessato a interessi strategico-militari e più coinvolto nella lotta per il rispetto dei diritti umani.

vittorio arrigoni alias guerrilla radio (o viceversa)
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/30-Dicembre-2005/art132.html

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 Title: il Berliner Mauer tedesco e l'apartheid wall israeliano

il Berliner Mauer tedesco e l'apartheid wall israeliano

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Name: guerrilla radio
Txt: Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino,
uno dei momenti più significativi della fine del secolo scorso.
Il dramma di uno stesso popolo, in uno stesso stato,
diviso a metà da politiche di divisione egemonica fra est filosovietico e ovest filoccidentale,
dopo 31 anni si concluse una sera a suon di martellate,
riunendo ciò che era stato artificialmente e forzatamente separato.

Pare assurdo, ritrovarsi in un Nuovo secolo,
e dover accertare il sorgere di nuovi muri di segregazione.
Come al solito, la storia non aiuta ad insegnare,

Così il nove novembre non rimane solo una data per ricordare un muro che è morto,
che è crollato, dalla foga di voler rinsaldare abbracci spezzati
ma anche quello che è risorto, a segregare,
in Palestina.
Il 9 novembre diviene quindi la giornata internazionale di solidarietà con i palestinesi contro il Muro della Segregazione.

Utilizzato da israele come un nuovo strangolamento della Palestina e come ultimo assalto in ambito di politica di occupazione,
quest'ultimo muro, a differenza di quello di Berlino,
produce ben più sofferenza alla popolazione civile:
confisca di terre, confisca delle fonti idriche, distruzione della vita e delle risorse dei palestinesi,
senza contare il crescente numero di morti e feriti colpiti dalla macchina di morte israeliana, colpiri mentre cercavano di difendere legittimamente la loro terra.
Il tutto in nome di una nuova espansione delle misure colonialiste sotto il solito pretesto adottato sin dal 1948.

Auspchiamo che presto anche questo muro
faccia la stessa fine del precedente ridotto in macerie.

g. r.

.-----alcuni dati:
La costruzione del muro
ha interessato più di 200.000 persone residenti nelle aree limitrofe dei distretti di Jenin, Tulkarem e Qalqiliya.
La città di Qalqiliya è Interamente circondata dal muro, Tulkarem è isolata da un lato dal Muro stesso e dall'altro dalla “Barriera di Isolamento” (un espansione del Muro che assicura una totale ghettizzazione della città) e 18 villaggi sono circondati da tutti e tre i lati dal Muro.
In diversi punti il muro penetra per 6 KM nella West Bank tagliandola per più di 1/10.
Quasi 11.500 persone provenienti da 16 villaggi sono intrappolate tra il Muro e la Linea Verde del 1967 in aree annesse di fatto a Israele e ora definite “zone a sorveglianza militare”.
10 colonie/insediamenti israeliani sono stati annessi di fatto.
La maggior parte della terra fertile di 50 villaggi sarà separata e isolata dal resto della comunità.

121.455 ettari di terra1 - il 2%della West Bank - è stata annessa di fatto durante la “Prima Fase” della costruzione del Muro e dichirata da Israele “zona di sicurezza”.
Delle 51 comunità colpite dal Muro, 25 registrano che i residenti non hanno accesso alla terra, 4 dichiarano un accesso limitato e 13 conservano ancora l’accesso.
Circa 20.000 persone, quasi 3.175 famiglie, saranno trasferite a est del muro ma dovranno lasciare i loro possedimenti agricoli a ovest, perdendo quindi il luogo dove vivono, il loro sostentamento e il diritto all’ereditarietà.
Quasi 10.000 animali non avranno accesso alla terra da pascolo.
Un industria illegale di legnami ha affiancato il lavoro dei bulldozers e le società di costruzione hanno aiutato a sradicare gli alberi utilizzando il pretesto della costruzione del Muro per venderli sul mercato di Israele.

Caso di Studio: Jayous, un piccolo villaggio nel distretto di Qalqiliya con un popolazione di circa 3.000 persone, ha già subito l’isolamento del 72% del proprio terreno agricolo, quasi 8.600 ettari e 7 falde acquifere. Quasi 300 famiglie stanno perdendo la loro unica fonte di guadagno.

.
Demolizioni su Larga Scala

Sono stato demoliti 218 edifici nel villaggio di Nazlat'Isa, la maggior parte dei quali ospitavano attività commerciali, un importante fonte di guadagno e sopravvivenza per un ampio numero di comunità; 5 case sono state demolite per la costruzione del Muro.
Nel prossimo futuro saranno demoliti almeno altri 75 negozi, 20 fabbriche, 20 case e 1 scuola elementare.


Caso di Studio: Nazlat Isa, intrappolata tra Il Muro e la Linea Verde del 67, ha visto la distruzione dell'intero mercato commerciale per la costruzione del Muro. La zona Est della “Barriera di Isolamento” del Muro, costruita in questa area e sulla terra dei villaggi, diventerà l'autostrada Trans Israeliana e collegherà la rete stradale di Israele. E’ in atto un ulteriore demolizione di altre 16 case, ciò significa che la maggior parte del villaggio e l’intera infrastruttura economica su cui poggia verrà cancellata. Nazlat'Isa potrebbe essere il primo villaggio lungo il muro a venire distrutto.

Il Muro è a pochi metri da tanti piccoli villaggi o Insediamenti rurali. Ciò ha permesso all'esercito Israeliano di dichiarali prossimi alla demolizione.

Caso di Studio: Azzun Atma, un villaggio con 1500 residenti, è circondato per tre lati dal Muro e tagliato in due da un condotto israeliano che ne isola un quartiere di 70 residenti. Il Muro ha portato un ordine di demolizione per 24 case del villaggio.

.
Risorse, Infrastrutture e Insediamenti

L'Acquedotto Occidentale, la più Importante risorsa idrica di acqua fresca della regione, dopo il fiume Jordan, è situato sotto i distretti di Jenin, Tulkarem e Qalqiliya rendendoli in grado di essere le aree agricole più produttive della regione nella West Bank. Secondo la Banca Mondiale, nel 2000 queste tre regioni hanno prodotto il 45% della produzione agricola della West Bank.
Molti villaggi perderanno la loro unica risorsa idrica.
36 falde acquifere e 200 cisterne sono isolate dalle comunità e 14 pozzi minacciano di essere demoliti dalla “zona cuscinetto” del Muro.
Il totale annuo di questi 5 pozzi, che sarà irrimediabilmente perso o a cui sarà estremamente difficile accedere, è più di 6.7 metri cubici d'acqua (MCM) e soddisfa le esigenze agricole e domestiche di più di 122.000 persone.
Sull'onda della costruzione in superficie, i bulldozer israeliani hanno distrutto più di 35.000 metri di condotte idriche e 25 pozzi e cisterne che erano utilizzati sia per scopi agricoli che per uso domestico.
Quasi il 50% delle 51 comunità dalla parte del muro sarà completamente incapace di irrigare la terra dall'altra parte del muro.
La confisca della terra, la distruzione e la dura restrizione del movimento causeranno, a una stima approssimativa, la perdita di 6500 posti di lavoro.

guarda la mappa aggiornata:

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